Smart Working un anno dopo la legge sul lavoro agile

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SMART WORKING, QUAL’E’ LA SITUAZIONE A POCO PIU’ DI UN ANNO DALLA LEGGE SUL LAVORO AGILE?

Quanto si sta diffondendo lo smart working?

Quanto viene utilizzato dalle aziende oggi, a poco più di un anno dall’approvazione della legge che ne regola l’attuazione?

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, lo smart working viene adottato principalmente da grandi imprese, oltre la metà del campione analizzato, il 56%, ha avviato progetti strutturati di Smart Working, adottando modelli di lavoro che introducono flessibilità di luogo e di orario, promuovendo la responsabilizzazione sui risultati. Solo un anno fa erano il 36%. Un ulteriore 2% ha realizzato qualche iniziativa informale e l’8% prevede infine di introdurre progetti nel prossimo anno.

Per le grandi imprese, l’introduzione della legge sul Lavoro Agile ha contribuito tuttavia solo in minima parte alla diffusione dello smart working, solo il 17% dei progetti è stato avviato grazie ad un quadro normativo più chiaro, l’82% invece aveva già avviato o programmato iniziative di smart working indipendentemente dall’approvazione della Legge.

Ma se per queste realtà l’introduzione della legge sul Lavoro Agile non ha influito se non in minima parte, è stata invece una leva importante nel contesto della Pubblica Amministrazione. Qui, dove inizia a farsi strada la nuova modalità di lavoro nell’8% dei casi e dove circa il 38% degli Enti si dichiara favorevole a valutarne l’introduzione, il nuovo quadro normativo ha dato stimolo a ben il 60% degli Enti che hanno adottato lo smart working.

Dai dati diffusi dalla Ricerca, risulta invece ancora poco interessato allo smart working il mondo delle PMI, dove il numero di iniziative rimane pressochè stabile rispetto alla ricerca condotta l’anno precedente. Solo l’8% ha progetti strutturati mentre rimangono prevalenti iniziative informali o non strutturate. A differenza degli altri contesti analizzati, tra le PMI rimane un elevato numero di imprese per nulla interessate allo smart working, ben il 38%, sembra presente ancora disinformazione e resistenza culturale.

L’impatto della Legge sul Lavoro Agile per le PMI interessate alla nuova modalità di lavoro, ha offerto stimolo e ne ha favorito la conoscenza ma è stata percepita, seppur in un quadro normativo più chiaro, come un ulteriore adempimento formale che non ne agevola l’introduzione.

Ma come sono gli Smart worker in Italia?

Si tratta prevalentemente di lavoratori di genere maschile (76%), in una fascia d’età compresa fra i 38 e i 58 anni e residenti del Nord-Ovest del Paese (48%).

Gli Smart Worker sono più contenti delle modalità con cui possono organizzare il proprio lavoro: il 39% degli Smart Worker è completamente soddisfatto, contro il 18% degli altri lavoratori. Gli Smart Worker sono più soddisfatti anche del rapporto con i colleghi e il proprio responsabile, il 40% rispetto al 23% degli altri lavoratori.

Tra le principali motivazioni che inducono i lavoratori ad aderire allo Smart Working, su tutte, per il 46% dei lavoratori, c’è la possibilità di evitare lo stress durante gli spostamenti casa-ufficio, poi per il 43% il miglioramento del proprio equilibrio tra vita privata e professionale. Seguono alcune conseguenze positive sulla propria attività lavorativa, il 41% relativamente all’aumento della qualità dei risultati prodotti, il 38% relativamente alla propria efficienza ed il 36% alla motivazione professionale.

Infine per il 33% c’è, la volontà di limitare l’impatto ambientale.

Benefici e criticità dello Smart Working.

Quali benefici hanno riscontrato le organizzazioni che lo hanno adottato?

I benefici riscontrati dalle aziende che hanno sperimentato lo smart working sono molteplici, non solo dal punto di vista individuale e di una miglior conciliazione vita-lavoro, ma anche dal punto di vista produttivo e organizzativo.

L’indagine rivela che lo Smart Working contribuisce ad aumentare la produttività di circa il 15% e a ridurre il tasso di assenteismo di circa il 20%. Viene valorizzata la responsabilizzazione per il raggiungimento dei risultati (37% del campione), l’efficacia del coordinamento (33%), la condivisione delle informazioni (32%), la motivazione e la soddisfazione sul lavoro (32%) e la qualità del lavoro svolto (31%). Il 30% dei responsabili, poi, registra miglioramenti anche nella produttività, nella gestione delle urgenze e nell’autonomia durante lo svolgimento delle attività lavorative. Infine i benefici riguardano anche la riduzione dei costi di gestione degli spazi fisici in termini di affitti, utenze e manutenzioni, con il 30% di risparmi nelle aziende che hanno ripensato la struttura degli spazi

Quali sono invece le criticità riportate dalle imprese?

Tra le difficoltà più diffuse c’è la percezione di un senso di isolamento rispetto alle attività dell’ufficio ed un maggiore impegno nella gestione delle urgenze e nella programmazione. Altre criticità rilevate sono il rischio di distrazioni esterne, dovuto principalmente al luogo di lavoro, ed una limitata efficacia della comunicazione virtuale.

Tuttavia una rilevante percentuale degli smart worker, il 14%, non riscontra alcuna criticità!

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